CIAO ROMINAAAAA

   
 
  Per tutti



CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO NELLO SPORT


1 - Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino
2 - Diritto di fare lo sport

3 - Diritto di beneficiare di un ambiente sano
4 - Diritto di essere trattato con dignità
5 - Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate
6 - Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi
7 - Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo
8 - Diritto di partecipare a gare adeguate
9 - Diritto di praticare il suo sport nella massima sicurezza
10 - Diritto di avere tempi di riposo
11 - Diritto di non essere un campione


(UNESCO, Service des Loisirs, Geneve, 1992)





IL GIOVANE PORTIERE: AIUTIAMOLO A SBAGLIARE.

di Claudio Del Ciello.

 


Il titolo di questi appunti sul ruolo del giovane portiere è appositamente molto provocatorio perché secondo me racchiude in se, oltre alla “filosofia” che sta dietro qualsiasi tipo di insegnamento, anche tutte quelle “problematiche” che circondano questo ruolo così difficile ed affascinante.
Quando io invito ad “aiutare” il portiere a sbagliare mi rivolgo un po’ a tutti, ai tecnici, ai dirigenti e soprattutto ai genitori (vera “croce e delizia” di tutti i settori giovanili): tutti, prima o poi, ci siamo ritrovati a criticare la “papera” del portiere addossando solo a lui tutte le colpe di una sconfitta dimenticando magari l’errore di un attaccante solo davanti alla porta avversaria, oppure il facile passaggio di un centrocampista che ha innescato un pericoloso contropiede, o anche l’errata posizione in marcatura del difensore….non sono forse “papere” anche queste?
Questo per sottolineare quel vecchio detto che “si vince, si pareggia e si perde in undici”…anzi io direi che partecipano al risultato anche coloro che stanno in panchina ed in tribuna, allenatori compresi! (O forse pensate che loro non sbagliano mai ?)
L’errore del numero uno è probabilmente l’ultimo di una catena di errori, anche se ha la caratteristica di fatale ineluttabilità; ma di questo il portiere diventa consapevole nel momento stesso che sceglie di interpretare questo ruolo, e quindi sottolineare un suo eventuale sbaglio tecnico porta solo conseguenze negative; ad esempio nei soggetti caratterialmente più fragili un abbattimento morale potrebbe portare altri errori nella stessa partita; qualcuno magari potrebbe voler cambiare ruolo pur avendo altri buoni pre-requisiti per il ruolo – ed il sottoscritto sa bene come è difficile trovare ragazzini che abbiano le giuste doti tecniche, atletiche e caratteriali del ruolo;
qualcun altro addirittura potrebbe abbandonare questo sport !
Il portiere deve già fronteggiare nello spogliatoio le critiche dei compagni più “smaliziati” e quindi caricargli sulle sue giovani spalle altri dubbi proprio nel momento della sua formazione psicologica e magari da parte di quelle figure per lui importanti come genitori ed istruttori, potrebbe veramente essere il colpo di grazia ai suoi sogni di gloria: la sua paura di sbagliare diventerebbe difficile da vincere!
Perché è questo il grande ostacolo da superare: “la paura di sbagliare”! Nel momento in cui il ragazzo sceglie questo difficile ruolo, egli accetta di affrontarla e noi tutti invece di aiutarlo a combatterla, con un nostro atteggiamento sbagliato rischiamo di farla diventare un drago invincibile!
Perciò attenzione a quello che diciamo, a come lo diciamo e a come ci rapportiamo verso i nostri figli portieri o verso i portieri della nostra squadra se vogliamo fare il bene del ragazzo e della squadra.
Il nostro obiettivo didattico diventa quindi quello di annullare o quanto meno diminuire al massimo la paura dell’errore per poter ottenere il risultato che ogni buon allenatore deve avere come scopo primario: la possibilità che ogni allievo (indipendentemente dal ruolo) esprima il massimo delle proprie potenzialità!
C’è sempre inoltre da ricordare che comunque nessuno riuscirà mai ad eliminare del tutto la possibilità dell’errore in un gioco di situazioni come il calcio, sport ricco inoltre di tali variabili tecniche (rimbalzi, deviazioni, effetti, coperture di visuale, ecc…) e ambientali (tipo di campo, di pallone, vento, pioggia, fango ecc…) da renderlo unico ed affascinante.
Per poter quindi riuscire a mettere l’allievo nelle condizioni ideali di cui parlavamo prima, noi istruttori dobbiamo quindi poter contare anche sull’aiuto delle altre componenti di una società di calcio, prima fra tutte quella d ei genitori.
Tutti dovrebbero sapere che solo attraverso l’esperienza personale dell’errore un ragazzo capisce dove, come, quando e perchè ha sbagliato e con l’aiuto di un bravo allenatore potrà migliorare la qualità tecnica della propria espressione; in questo processo i genitori potranno essere utilissimi “accompagnandolo” nella sua crescita psicologica adottando un atteggiamento positivo che si può tradurre in qualche consiglio che elenchiamo qui di seguito:
- stimolare il ragazzo ad esprimersi senza paura
- sottolineare gli aspetti positivi della prestazione
- stimolare la solidarietà positiva (applaudire un compagno che fa bene)
- comparare gli eventuali errori con quelli di famosi professionisti
- far capire la difficoltà del ruolo del portiere ai ragazzi che giocano con lui
- ricordare che è pur sempre un gioco e che ci saranno altre partite

Stiamo vicini ai nostri ragazzi e aiutiamoli a … sbagliare tranquillamente, e vedrete che cresceranno meglio!!



LA PERSONALITÀ DEL GIOVANE PORTIERE
 
di Alessandro Carta
 
Nel ruolo del portiere la personalità rappresenta uno degli aspetti più delicati e maggiormente condizionanti la prestazione sportiva. Tale peculiare qualità individuale, appare ancor più determinante per la realizzazione del giovane portiere. Si definisce personalità “l’insieme delle caratteristiche biologiche, psicologiche e sociali che individuano una persona nel suo modo unico di reagire alle diverse situazioni ambientali”; “un costrutto teorico estremamente complesso che reagisce unitariamente a stimoli propri ed esterocettivi e che si forma in virtù dell’interazione continua fra la dotazione biologica (ereditaria ed acquisita) e l’ambiente in cui si situa”(A. Fabi); “quell’insieme di azioni, pensieri e sentimenti che è caratteristico di un individuo”(Honigman).
Il termine focalizza la sua attenzione sull’individuo, considerato concretamente nelle sue interazioni con le varie dimensioni socio-culturali; un individuo ha alcune caratteristiche costituzionali culturali e sociali che sono uniche: non esistono due individui che percepiscono la realtà in maniera perfettamente identica; ma l’individuo tende ad assumere determinate caratteristiche peculiari alla sua famiglia, al suo sesso, alla sua età, al suo gruppo di lavoro... Gli uomini, inoltre, indipendentemente dal loro particolare gruppo socio-culturale, hanno dimensioni di personalità caratteristiche dell’intera specie umana; come esempi di questi “universali” della personalità possiamo citare la capacità di apprendere, il bisogno di interagire con i membri del proprio gruppo, la capacità di scegliere, di creare, di prendere decisioni individuali in relazione all’ambiente socioculturale in cui vive. La personalità consta di più aree: l’intellettuale, la sociale, I’affettivo-emotiva e l’organica, tutte in stretta relazione e interdipendenza fra loro; lo sviluppo di una condiziona quello delle altre “in un continuo processo di differenziazione, affiancato da un continuo processo di organizzazione e gerarchizzazione”; inoltre, l’evolvere della personalità non avviene per ampliamenti successivi o semplici addizioni di funzioni ma per continua ristrutturazione, attraverso passaggi consecutivi da un sistema a un altro più complesso ed evoluto, e mediante le interazioni funzionali tra le aree della personalità”.
In psicologia il termine si è andato affermando negli anni Trenta particolarmente negli Stati Uniti ad opera di alcuni studiosi fra i quali G.W. Allport e Murray. In precedenza, per indicare concetti analoghi, si preferiva riferirsi al “ carattere” (che implicava, però, un maggiore accento sulle caratteristiche morali e sociali) o al temperamento (che a sua volta implicava un maggior accento sui rapporti tra caratteristiche psicologiche e biologiche). I concetti di carattere e personalità sono affini ma non identici; il termine carattereè oggigiorno ancora preferito a quello di personalità, con un significato pressoché identico in alcuni paesi europei come la Germania, ove si tende a identificare il carattere con il cosiddetto “nucleo centrale della personalità in base al quale l’uomo agisce e giudica con responsabilità”. Con il termine personalità si è voluto particolarmente sottolineare il passaggio da una concezione della psicologia prevalentemente nomotetica, tesa cioè a studiare delle leggi generali valide per tutti gli uomini, a una psicologia ideografica, tesa invece allo studio del singolo individuo e delle cause che fan si che ogni individuo differisca dagli altri.
Le difficoltà relative a una definizione specifica di personalità derivano dalla difficoltà di inquadrare unitariamente le varie teorie sulle tipologie della personalità:
- Ippocrate distingueva le varie tipologie della personalità in “ collerici, sanguigni, melanconici e flemmatici”;
- Jung suddivide le persone in “ estroversi ed introversi“;
- Jaensch pone in contrapposizione “ integrati e disintegrati”.
La complessità dell’argomento appare evidente, ma assai più straziante è sentire ancora oggi termini impropri e definizioni sancitorie su giovani portieri, quali ad esempio: “ non ha carattere”, oppure “ è senza personalità”; ogni individuo ha un suo carattere (nucleo centrale della personalità) ben definito, ed una personalità ben distinta dagli altri: si tratta eventualmente di verificare se tale personalità può essere adatta al ruolo o, meglio, essere aiutata ad adattarsi al ruolo del portiere.
Lo scopo dell’insegnante/educatore è principalmente quello di aiutare l’allievo a evolvere correttamente tutte le aree della personalità, attraverso anche una personalizzazione degli interventi educativi. Particolare attenzione meritano gli allievi in età puberale; nella pubertà in effetti si compie il distacco o la presa di distanza dall’autorità dei genitori, e per converso si assiste alla ricerca di nuovi modelli e di figure di sostituzione. E’ qui che si situa appunto la figura dell’allenatore, dell’insegnante o del dirigente, così importante non solo per la scelta sportiva ma come figura di relazione in grado di instaurare un rapporto di calore e di comprensione con il giovane In tale ottica il ruolo del preparatore specifico rappresenta per il giovane portiere il primo punto di riferimento tecnico e relazionale, in grado di aiutare l’allievo nei momenti di difficoltà e di sollecitare la spinta motivazionale verso il miglioramento e l’adattamento della personalità.
In particolare il preparatore dei portieri non deve avere la pretesa di voler riuscire a cambiare a tutti i costi la personalità del ragazzo; egli, come detto, rappresenta un universo già scritto di caratteri ereditari e di esperienze familiari e socio-culturali; rimane, peraltro un ampio margine di influenza ambientale che il preparatore potrà dedicare per mutare il comportamento e/o la prestazione sportiva del giovane portiere; attraverso l’esperienza vissuta, tramite consigli pratici ed immediati l’allievo apprenderà l’arte della pazienza, della serenità interiore, della consapevolezza dei propri limiti che significa soprattutto conoscenza dei grandi mezzi a sua disposizione.
Insegniamo, dunque, al giovane portiere a comunicare con i suoi compagni di squadra:
- insegniamogli ad usare un giusto timbro vocale, in grado di trasmettere sicurezza al reparto difensivo;
- a farsi “rispettare” dagli avversari (nessuno potrà mai giudicarci inferiori se non siamo noi a permetterglielo);
- ad aver coraggio (il coraggio fa sempre vincere).
Il compito del preparatore dei portieri deve andare al di là del semplice insegnamento tecnico; egli ha a disposizione un materiale umano di enorme valore, plasmabile sotto certi aspetti ma, in quanto tale, di estrema fragilità. Il preparatore dei portieri, in quanto educatore, deve integrarsi con le altre figure parentali partecipanti alla vita affettiva e sociale del giovane portiere: i genitori, il mondo scolastico, l’allenatore della squadra di riferimento....; per meglio comprendere la personalità del ragazzo deve conoscere lo status familiare in cui vive, il tipo di studi che frequenta, la musica che ama ascoltare, i libri che predilige.
Il giovane portiere deve essere aiutato ad avere fiducia in sé stesso, egli deve essere consapevole di potercela fare, egli deve credere nei miracoli: “poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere”(Paulo Coelho).

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FORTIS LUCCHESE


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SESTESE
S.MICHELE .CV.


SETTIGNANESE
MARGINE C.


SPORTING ARNO
VALDERA

CONVOCAZIONI
 


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RISULTATI PARTITE
 

CAMPIONATO

FORTIS LUCCHESE 0
VALDERA 1

VALDERA 1
PRO LIVORNO 0


S.MICHELE C.V. 1
VALDERA 1

VALDERA 0
MARGINE C. 2

VALDERA 1
TAU CALCIO 1


CLASSIFICA
 

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